sfondo

Sono nata a Buenos Aires il 3 giugno 1977 da genitori italiani, ma mi trasferisco a Pordenone con la famiglia nel 1990.

È infatti nella mia crescita oltremare che trova forza il mio concetto d’arte. Possiedo un' attenzione particolare per il "quotidiano" che deriva dalle mie origini, dai luoghi e personaggi della mia infanzia.

Tra il 1991-1996 frequento l’Istituto Statale d’Arte di Cordenons, dove conseguo la maturità artistica delle Arti Grafiche e della Fotografia. La mia formazione superiore tuttavia frena la mia gestualità e mi porta a cercare punti di forza nell’impaginazione, a studiare, rielaborare immagini.

Negli anni successivi ho lavorato per alcuni dei più grandi laboratori fotografici del Friuli Venezia Giulia. Questo percorso ha fatto sì che venisse accentuato il mio bisogno di ricerca nell’immagine. Infatti, la fotografia digitale e il computer sono un aiuto molto importante per la mia pittura.
Utilizzo la fotografia non come uno stile da imitare, ma come riferimento nell’osservazione della realtà; mi dà la possibilità di avere un ricordo immediato e pronto da elaborare all’infinito.

Essenziale in questo processo di elaborazione è il tempo che ormai non c’è più, che passa, che corre. Riprendo i concetti del movimento Futurista e mi accorgo della loro "attualità". Così anche la mia pittura viaggia veloce: deposito il colore sulla tela con pennellate larghe, decise, a volte sbrigative. Voglio dare una forma esteticamente valida alla fugacità della vita, a tutto ciò che non è fissabile nei dettagli. Concentro la mia energia nel raffigurare ciò che la memoria ha trattenuto, ciò che è essenziale a evocare nello spettatore un ricordo.

Osservo tutte le invenzioni fatte dall’uomo per l’uomo: strade, luci artificiali, palazzi, auto. Mi preoccupa il progresso, capace di trasformare i luoghi dei miei avi in posti comuni e senza identità. Il mutamento sempre più veloce del paesaggio priva l’individuo della sua storia e lo rende "alieno" nella propria terra.

Così nascono i disagi interiori, l’isolamento. L’uomo è racchiuso in un corpo e costretto a vivere come impone la società. Rappresento corpi nudi avvolti da un plasma amorfo, una placenta primordiale che richiama l’utero materno, capace di dare calore e protezione in un mondo estraneo e indifferente. Con gli occhi chiusi possiamo guardarci dentro, immaginare la vita che vorremmo e scappare dal frastuono nel quale viviamo.
La mia indole versatile fa sì che non mi soffermi molto sui soggetti trattati: nudi, ritratti, paesaggi, quadri astratti, fiori, copie.

Spesso questa mia caratterista viene vista come un difetto, ma il mondo è pieno di "tutto" e io non riesco a restare indifferente.